Le chiavi del tempo

CARTA DI INTENTI

La discussione politica proclama di guardare avanti, ma resta solidamente ancorata al vecchio. I suoi maggiori protagonisti si muovono come se il bipolarismo fosse una preziosa eredità da salvaguardare, un bene in sé: i cittadini avrebbero quindi ricevuto un dono straordinario con la possibilità di un’indicazione preventiva del premier, quasi che essa rappresentasse un magico rimedio per risolvere ogni problema.

Ma questa raffigurazione contrasta in modo stridente con una osservazione della realtà che, invece, evidenzia gli infiniti guasti di un bipolarismo rabberciato e nel tempo stesso coatto: anni di conflitti laceranti, di paralisi nello sviluppo economico, sociale e civile, di erosione continua della legalità, di degrado culturale, di corruzione del linguaggio e dei comportamenti politici. Tutto questo nasce da errori istituzionali gravi, i cui danni bisogna cominciare ad ammettere, invece di adorare idoli che non soltanto impediscono la percezione della realtà, ma addirittura allontanano sempre più il Paese dalla politica e dal gusto di fare politica.

Senza questa consapevolezza non si andrà lontano. Vi è un problema di cultura politica che non può essere risolto con qualche prova di disgelo o da un nuovo consociativismo fra i due schieramenti maggiori. Istituzioni più solide per il domani possono venire soltanto da una rilettura critica di quel che è avvenuto e dunque da un riconoscimento dell’insuccesso sostanziale della Seconda Repubblica, cioè di un’esperienza segnata da una perdita secca di democrazia.

L’individuazione di una nuova cultura politica, indispensabile per sostenere una nuova fase istituzionale, quindi, non può dunque essere liquidata nel gioco dei meccanismi e dei contrappesi elettorali. Deve essere invece affrontata non nei luoghi televisivi della politica-spettacolo, ma ricostruendo e riattivando strumenti di conoscenza e di comprensione di una situazione generale profondamente deteriorata sul piano sociale, politico e civile.

Occorre dunque ritrovare “le Chiavi per declinare nel tempo presente le idee di liberta’, giustizia sociale, eguaglianza facendole vivere nella Carta Costituzionale”, come scriveva Piero Calamandrei rispondendo ad una lettera che gli aveva inviato un giovane Tamburano per rimproverargli di non difendere, in sede di discussione dell’Assemblea Costituente, le idee della sinistra.

Occorre dunque ritrovare, oggi come allora, le “Chiavi” di una riflessione politica in grado di riappropriarsi di una serie di testi non da scrivere, ma già esistenti: dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, alla Costituzione italiana del 1948, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ai documenti internazionali sulla bioetica, sull’ambiente, sul lavoro e sulla conoscenza.

Questa è la meditazione non effimera oggi smarrita, il cui effetto non ultimo è la miseria intellettuale in cui siamo precipitati.

Ricercare le “Chiavi” per rivitalizzare nel tempo presente il valore morale di quei messaggi e farne riflessione viva è il compito che ci assumiamo per riformare la politica nazionale e locale.

Viviamo le stesse preoccupazioni di milioni di cittadini e dei movimenti che in questi anni hanno fatto emergere un’altra Italia che rifiuta l’illegalità diffusa, lo strapotere del ceto politico, che respinge la riduzione dei diritti dei lavoratori, il loro impoverimento, come quello dei giovani che si vedono preclusa qualsiasi possibilità di costruirsi un futuro e dei pensionati spesso costretti ad aspirare anche soltanto a un decoroso presente; che lotta, dalla scuola alla sanità, contro la sistematica distruzione di fondamentali, oggi non di rado trasformati in strumenti che legittimano disparità e talvolta prevaricazioni.

In tale quadro si colloca il nostro impegno in difesa del servizio pubblico, da quello radiotelevisivo, alla sanità, alla scuola, alla ricerca e all’ Universita’.

Chiediamo la piena applicazione degli articoli 2 e 49 della Costituzione. Il secondo prevede la nascita dei partiti come soggetti di diritto pubblico, per garantire sul piano giuridico formale i diritti degli iscritti e la democrazia interna. La questione morale, ancora apertissima, troverebbe una prima concreta possibilità di soluzione.

La feconda contaminazione tra diverse culture, di cui siamo portatori, trova il suo punto di fusione nell’elaborazione collettiva delle proposte politiche attorno ad alcuni fondamentali valori condivisi.

A differenza della destra, consideriamo la libertà non già il vessillo di un partito, e tanto meno l’arbitrio del più forte, ma la condizione preliminare e inviolabile della convivenza umana e dell’eguaglianza: ci battiamo perciò anzitutto contro ogni tipo di restrizione delle libertà individuali e dei diritti di cittadinanza.

Problema centrale della democrazia in Italia, e del suo sviluppo è l’autonomia “nella” e “della” comunicazione. In un’epoca in cui i mass media sono ormai divenuti cruciali per il controllo, il consenso e la manipolazione, nel campo delle idee come in quello del tempo libero, è indispensabile farne il luogo di una grande riforma intellettuale e morale del paese, alla quale chiamare tutte le forze di progresso e di civiltà. Nei suoi cinque anni di governo, inoltre, il centro-destra ha praticato una politica inadeguata allo sviluppo dell’università e della ricerca, violando la Costituzione e compromettendo il progresso economico, sociale e culturale dell’Italia. I settori dell’educazione e dell’istruzione sono tra quelli oggi più vistosamente penalizzati e soltanto un netto e rigoroso cambiamento di rotta potrà garantire all’Italia di uscire da una fase di declino e riprendere a svilupparsi.

Facciamo della pace e della sua costruzione attiva una condizione primaria di civiltà, respingiamo secondo il dettato costituzionale l’idea che la guerra possa essere considerata la continuazione della politica con altri mezzi. La parola d’ordine è “no alla guerra senza se e senza ma”. A tal fine proponiamo la necessaria distinzione tra guerra (sempre sbagliata) e azioni di polizia internazionale, ma soltanto in base a quanto stabilito dalla Carta delle Nazioni Unite.

Ci battiamo per un’Europa aperta al resto del mondo attraverso una politica che contribuisca a superare il grave divario fra paesi ricchi e paesi poveri, spesso all’origine di grandi tragedie umanitarie. Indispensabili sono in questo senso un’azione per la riforma dell’ONU e una spinta per il cambiamento degli attuali orientamenti del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e WTO. Ci impegniamo per la riforma morale e politica delle economie capitalistiche e per la costruzione di una società socialmente giusta e per un ambiente sano e sicuro.

La riforma morale e politica ha come obiettivo ravvicinato la costruzione di una Italia multiculturale dei diritti e dei valori.

Con la testimonianza dell’azione e dei programmi ci impegniamo per l’avanzamento in tutti i settori della vita sociale, economica, culturale e dell’informazione di una libertà sociale, economica, culturale e dell’informazione di una libertà reale, fondata sull’eguaglianza delle opportunità, la difesa e lo sviluppo dei diritti del mondo del lavoro, l’estensione della sfera dei diritti universali e di cittadinanza.

Le componenti che partecipano all’area che abbiamo delineato – associazioni, movimenti, singoli individui – si daranno gli strumenti democratici per attuare un continuo aggiornamento di questa Carta di intenti ed elaborare un progetto politico che ne sviluppi compiutamente i valori. A tal fine viene istituito sul territorio ligure un gruppo per il Progetto.

Le Chiavi del Tempo” nasce per offrire una strada a quelle idee e a quelle persone che hanno intenzione di muoversi per svegliare la Liguria e che possono diventare protagoniste di un ritorno della politica come servizio a difesa del bene comune.

Genova, 11 Novembre 2009

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